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Comunicazione del Presidente della Commissione Legale
Chi siamo
LA SEZIONE ALPINI DI BELLUNO
DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI
 
Non abbiamo la presunzione di riscrivere, sul nuovo sito, la STORIA della Sezione Alpini di Belluno, ma riteniamo utile ricordare almeno le notizie più significative della nostra associazione. Le nostre fonti sono la  Storia dell’Associazione Nazionale Alpini e i vari testi editi  dall’indimenticabile  Mario Dell’Eva e altre varie  pubblicazioni.
Consapevoli comunque di inoltrarci in un percorso disseminato di “errori ed omissioni”, chiediamo comprensione e subito ce ne scusiamo (perché comunque in buona fede). L’errata corrige rimarrà sempre aperta per le rettifiche o le integrazioni che i lettori più attenti vorranno  richiedere  e che anticipatamente ringraziamo.
 
LE RADICI
Che cos’è L’Associazione Nazionale Alpini ?
 
L’Associazione nasce con lo spirito delle Società di Muto Soccorso.
 
Il Re di Sardegna Carlo Alberto concesse nel 1848 uno “Statuto” innovativo per quell’epoca, in quanto concedeva maggiori libertà al popolo, e proprio l’art. 32 della nuova Costituzione riconosceva il diritto per tutti i cittadini di adunarsi pacificamente senz’armi.
 
Ciò permise il costituirsi di “Società di Mutuo Soccorso” con lo scopo dell’attività solidaristica ed assistenziale fra gli associati. Molte furono le associazioni volontarie fra gli appartenenti a diverse categorie sociali (contadini, operai, commercianti, impiegati e appunto anche militari, ecc.) che amministravano in assoluta autonomia dei fondi di previdenza, raccolti nell’ambito dei propri soci.
 
FONDAZIONE DEL CORPO DEGLI ALPINI
Qualche anno dopo la III° guerra di indipendenza (1866), un capitano dell’esercito Piemontese, Giuseppe Perrucchetti, che successivamente diventerà generale, concepì dei reparti militari, formati da soldati particolarmente scelti da porre a difesa delle Alpi; il decreto di istituzione delle “Compagnie Distrettuali”, di questi soldati, venne firmato da Vittorio Emanuele II° il 15 ottobre 1872. All’inizio non sapevano bene come chiamare questi soldati che sono stati battezzati “Alpini ” solo perché sembrava un nome buffo; anche la divisa cambiò diverse volte per adattarla alle asperità dei luoghi, ma la penna di corvo dritta sul cappello a cono calabrese gliela lasciarono sempre, tanto per distinguerli.
 
Ecco la congiunzione tra i soldati e le Società di Mutuo Soccorso fra i militari in congedo. Una delle più antiche tra quelle che raggruppavano gli alpini in congedo portava il nome di “Società di Mutuo soccorso Fratellanza Alpina”, che fu costituita a Vercelli (1882) ed era ancora esistente nel 1960.
 
FONDAZIONE DELL’A.N.A.
La prima guerra mondiale fu lunga ed aspra (dal 24 maggio 1915 – al 4 novembre 1918), ma di fatto completò l’Unità d’Italia. I reduci e gli ex combattenti ritornarono a casa, ma non venne loro meno lo spirito di solidarietà e cameratismo che li avevano contraddistinti durante il lungo periodo della guerra.
 
Nel 1919 sorsero numerose associazioni d’arma e un folto numero di reduci, in gran parte ufficiali alpini, già iscritti alla Sezione del C.A.I. di Milano progettarono una nuova associazione che costituisse una “grande famiglia alpina” fra tutti coloro che avevano già militato negli alpini, pronta ad iscrivere tra i propri soci non solo i reduci, ma anche coloro che sarebbero stati chiamati alle armi in futuro, così da assicurare la continuità del sodalizio.
 
Il primo atto dei promotori, cioè la convocazione dell’assemblea costitutiva, porta la data del 3 luglio 1919; i soci fondatori erano allora n. 245 ma con il passare degli anni il numero dei soci crebbe progressivamente e nel 1927 erano già n. 16.374; poi nel 1938 n. 92.000 e nel 1990 n. 340.000.
Gli scopi associativi mutarono, non essendo più necessaria l’attività specifica di mutuo soccorso oramai istituzionalizzata dallo Stato; venne comunque valorizzata una motivazione più espressamente morale e quindi lo Statuto dell’A.N.A. venne integrato con un nuovo punto:
 
cementare i vincoli di fratellanza fra gli alpini di qualsiasi grado e condizione, procurando a coloro che ne abbisognano o che lo richiedano tutto l’appoggio morale che il Consiglio Direttivo ritenesse di poter accordare”.
 
 
LA SEZIONE ALPINI DI BELLUNO
 
PRIMO PERIODO 1921 - 1930
La nascita della Sezione Alpini di Belluno, nella storia dell’Associazione, è documentata il 20 giugno 1921 ed il suo primo presidente fu il magg. Dazio DE FAVERI (così battezzato dal padre esattore del dazio appunto) che la condusse sino al 31 dicembre 1936.
A provare che la Sezione si mise subito all’opera con entusiasmo e passione alpina, troviamo nella relazione del presidente nazionale Arturo Andreoletti, ai primi del 1922, una citazione riguardante la nostra sezione che suona di elogio per la collaborazione data all’organizzazione del raduno di Cortina (il secondo per la storia dopo quello dell’Ortigara del 5-7 settembre 1920) nel mese di settembre dell’anno 1921.
Il gagliardetto della nuova Sezione venne inaugurato l’anno dopo, il 15 ottobre 1922, durante la cerimonia del 50° anniversario della fondazione del Corpo degli Alpini alla Caserma Salsa, sede del Settimo. Il gagliardetto fu benedetto dal Cappellano degli Alpini del 7° don Piero Zangrando, madrina la marchesa Rosalia Pianavia Vivaldi.
Ricordiamo che all’epoca, nella giurisdizione della nostra provincia, risultava iscritta all’A.N.A., la sola Sezione di Belluno con due Gruppi: di Calalzo di Cadore e di Forno di Canale.
Nel 1925 partì l’iniziativa per la dedica di un monumento al 7° Reggimento Alpini.
Esecutore era lo scultore Silvio Zaniboni di Milano, penna nera nella guerra 1915-1918. per la copertura della relativa spesa venne indetta una sottoscrizione e gli alpini furono chiamati a concorrere con una cifra cospicua: cento lire a testa ma suscettibile di riduzioni fino a venticinque. Nella sede di via Carrera, 10 – presso lo studio del rag. De Faveri – aveva sede il Comitato Esecutivo, quindi il comando civile della manifestazione, mentre nella caserma Salsa era insediato il comando di tutte le operazioni.
S.M. il Re Vittorio Emanuele III aveva assicurato la sua presenza anche perché nella stessa giornata la Città di Belluno avrebbe inaugurato il nuovo ponte sul Piave – che era andato distrutto nella ritirata dei tedeschi a fine ottobre 1918 – denominato appunto “Ponte della Vittoria”.
 
5000 ALPINI A BELLUNO – 23 maggio 1926
 
Titolava allora il giornale “L’ALPINO” che vi dedicò ben tre pagine e mezzo. Tra le autorità civili, militari e politiche presenti si annoverano: oltre ovviamente a Sua Maestà, i parenti delle medaglie d’oro, i grandi decorati al v.m., il figlio di Cesare Battisti, Gigi; Ivanoe Bonomi ufficiale alpino ed ex presidente del Consiglio e Ministro della guerra, il ten. Gino Malvezzi, quello della mina del Castelletto, Angelo Schiocchet, il “diavolo delle Tofane”, il cap. Arturo Andreoletti, già presidente dell’A.N.A., S.E. Italo Balbo che sfilò con il btg “Cadore”.
 
Il monumento venne benedetto dal Vescovo mons. Giosuè Cattarossi.
 
Riportiamo l’episodio avvenuto sul palco reale in Piazza Campitello dopo le undici, come riportato dal nostro giornale “L’ALPINO”:
 
Il Re si rivolse ad uno dei dirigenti dell’A.N.A. dicendo: - Che bella forza è questa. Quanti sono gli Alpini congedati che stanno sfilando?, mentre con un occhio guardava i reparti e rispondeva all’”attenti a destr” dei comandanti con un saluto spaccato, rigido, da “Scuola di Modena”.
- Quattromila, circa, Maestà.
- Oh, no, no – ribatte il Re che sa contare battaglioni e reggimenti con la sicurezza di un osservatore d’aeroplani – sono almeno cinquemila.
E si voltò subito a salutare il battaglione che stava passando.

 

 Il “ 7° Reggimento Alpini ”

 
Venne costituito il 1° agosto 1887, a Conegliano Veneto, su 10 compagnie inquadrate nel battaglioni “Feltre” – “Pieve di Cadore” – Gemona”, ma le origini effettive risalgono al 1872; infatti, delle 15 compagnie che inizialmente costituirono il Corpo degli Alpini, la 14° con sede a Treviso e la 15° con sede a Udine furono il primo nucleo embrionale del 7° Alpini.
 
1887-88 con il Corpo di spedizione in Africa;
1895-96 il 1° btg. Alpini Africa – Adua;
1908  in Calabria e Sicilia per il terremoto;
1912 il btg “Feltre” nella campagna di Libia;
1915 -18 sul fronte alpino della 1° guerra mondiale;
1919-26 il btg “Feltre” in Albania;
1936 il btg “Uork Amba” in Etiopia – Africa;
1940 sul fronte occidentale della 2° guerra mondiale;
1941 nel Montenegro;
1953 dislocato a Cividale per l’esigenza “Trieste”;
1963 primo reparto in soccorso al Vajont

Il 6 aprile 1929, il presidente on. Angelo Manaresi che è ministro del Governo Fascista e anche presidente del C.A.I., fu costretto a convocare l’assemblea dei presidenti di sezione a Roma per la ratifica del nuovo statuto voluto dal regime fascista (che tra l’altro aboliva ogni garanzia democratica delle assemblee elettive) dove fu trasferita anche la sede da Milano e l’Associazione costituiva il 10° Reggimento Alpini, le Sezioni diventavano Battaglioni, i Gruppi di conseguenza Plotoni.  

Durante il raduno che la Sezione aveva indetto per domenica 17 agosto 1930 e che aveva previsto l’Adunata a Fontananegra nella ricorrenza del 15° anniversario della morte del gen. Antonio Cantore, in serata ad Agordo, il gagliardetto di quel gruppo alpini fu solennemente inaugurato in municipio da Manaresi e da De Faveri, che, lo stesso giorno, accompagnati dal cap. Campari e da De Gregari erano saliti anche al Castelletto e a Forcella Bois.

Il 31 dicembre 1930 il gagliardetto del gruppo di Forno di Zoldo, diretto da Tiziano Serafin “El Tizian”, fu benedetto da don Pietro Zangrando, madrina Lella Belloni Fain Binda.

SECONDO PERIODO 1931 - 1939
L’impegno principale della Sezione, come ogni anno, è quello dell’adunata nazionale, che nel 1931 è indetta per il 20-21 aprile nella città di Genova. Allora si sfilava secondo i reggimenti della propria zona e quindi Belluno era compresa nel 7° comandato dal cap. Celso Coletti (presidente della sezione di Venezia) mentre le Sezioni della provincia avevano i seguenti comandanti: Belluno cap. De Faveri, Agordo cap. Manzoni, Calalo cap. Fanton, Feltre cap. Collarin, S.Stefano di Cadore ten. De Zolt. Allora si contavano cinque Sezioni costituite.

Il 16 agosto dello stesso anno la Sezione organizzò in Consiglio un’adunata sezionale con la partecipazione dei gruppi Alpago, Ponte nelle Alpi, Oltrardo e una rappresentanza della consorella di Vittorio Veneto. “fac totum” della Manifestazione Cice Bortoluzzi, Capo Gruppo Alpago.

Il 27 febbraio 1933 la Sezione organizzò un’adunata sciatoria al Nevegal, con la partecipazione dei gruppi di Ponte nelle alpi, Castionese e Oltrardo. La sintetica classifica: gara individuale 1° Giovanni Sommavilla, 2° Piero Panettoni, 3° Aldo Parizzi; a squadre 1° Oltrardo; il premio al più giovani fu di Attilio De Nardin.

Il 4 febbraio 1934 a Tambre dal Gruppo Alpago di Cice Bortoluzzi fu organizzato un raduno Sezionale e il 15 giugno si ha notizia della costituzione del Gruppo Col di Lana a Livinallongo con a capo gruppo Giuseppe Palla fu Domenico.

L’anno 1935 (guerra d’Etiopia) furono organizzati due raduni nazionali, uno a Tripoli e uno a Pieve di Cadore. Il 27 febbraio non mancò il raduno Sezionale lungo il lago di S.Croce a Farra d’Alpago,  sempre sotto la regia di Cice Bortoluzzi.

Nel 1936 non si ha cronaca di particolari avvenimenti se non per i grandi festeggiamenti per la vittoria in Abissinia, al successo contribuì in maniera determinante la Divisione Alpina Pusteria, col Reggimento 7° d’Africa e il 5° Art. Alpina.

Il 4 marzo 1937 vi fu un avvicendamento nel direttivo della Sezione e  furono nominati: presidente, o meglio comandante, il ten. Giacomo Palla con il vice dott. Giuseppe Reolon, segretario il rag. Bruno Conz, cassiere Enrico Durigon e consiglieri col. Pietro Zaglio, col. Celso Piovesano, rag. Doglioni, cap. Antonio Arban (incaricato per la stampa), Umberto Tosi, Edoardo De Mozzi, Antonio Bortoluzzi, Giuseppe Prest, Vittorino Azzalini; revisori dei conti Francesco Brigo, Giuseppe dalla Porta e cappellano della Sezione don Ferruccio Zornitta.

Dalla relazione del nuovo comandante Palla apprendiamo l’elenco dei gruppi e dei capigruppo nelle varie zone con il numero complessivo di soci di 820 unità: “Broi” (Oltrardo) – “Bogo” (Castionese) – Trichiana – Limana – Falcade – Cencenighe – Agordo – Sospirolo – Gruppo Rionale Belluno (non si cita Ponte nelle Alpi – Alpago – Zoldano).

Nello stesso mese vi fu un cambiamento traumatico con il passaggio di tutte le associazioni d’arma alle dirette dipendenze del Partito Nazionale Fascista. Questo fatto formale sanzionò ufficialmente il cambio di denominazione dell’Associazione Nazionale Alpini in 10° Reggimento Alpini. La modifica era già avvenuta nel 1935 quando il suindicato termine militaresco fregiò per la prima volta la tessera associativa, dove ad iniziare dal 1930 figurava l’indicazione “Firma del Comandante del 10°. Il fascismo impose certi rituali che lo caratterizzarono: il trasferimento della sede nazionale della Associazione a Roma; la imposizione di un nuovo Statuto (1929); l’aggiunta di un piccolo fascio al distintivo (sotto il simbolo associativo).

Il 12 giugno 1937 fu inaugurata la nuova sede di Via Carrera n. 10. nello stesso anno furono organizzati i raduni di Agordo – 30 giugno, a Forcella Fontananegra – 22 luglio nel 22° anniversario  della morte del gen. Antonio Cantore con la partecipazione dei gruppi di Trichina, Livinallongo e Alpago.

Il 4 dicembre 1938 si ha notizia che il gen. Amedeo De Cia, comandante della “Pusteria” fece visita alla caserma D’Angelo sede del 5° Regg. Art. Alpina. De Cia consegnò, nel cortile della Caserma “Michele d’Angelo”, al col. Antonio Norcen (quello del rifugio Visentin e comandante del Reggimento) le Regie Patenti con le quali S.M. il Re Imperatore si degnava concedere al reggimento il motto: “Sovra gli altri come aquila vola”.

Nel 1939, il col. Carlo Ghe, comandante del 7° si fece promotore della costituzione di un museo-sacrario all’interno della Salsa che dovrà conservare cimeli e ricordi della Grande Guerra e di quella in A.O.I., anche con i cosiddetti “bottini di guerra”, e fece appello agli ex combattenti e famiglie perché contribuiscano a donare particolari ricordi. (Si auspica che nel 2005 i locali della villa “De Manzoni” a Pat di Sedico di proprietà dell’amministrazione Provinciale di Belluno siano ultimati e che finalmente tutto il materiale museale possa trovarvi degna collocazione per essere messo a disposizione delle visite).

Nel febbraio il Comandante S.E. Angelo Maranesi fece visita al Battaglione “Val Piave” (Sezione di Belluno) è motivo per ricordare l’evento per la citazione, nelle cronache, dei Gruppi-Plotoni alpini inaugurati: al mattino a Trichina e nel pomeriggio il comandante fece visita alla Faesite di Longarone e poi al Plotone di Ponte nelle Alpi dove salutò il responsabile Azzalini e si fermò a Pieve d’Alpago dove inaugurò solennemente i gagliardetti di Puos, Chies e Pieve; il m.o De Pra fece da direttore dei cori e poi rancio “speciale” al palazzo Fullin.

Ultimo avvenimento dell’anno titolato da “L’ALPINO”: E’ MORTO IL PAPA ALPINO. Al secolo era Achille Ratti, di origine lombarda (Desio) valido alpinista. Il giornale riporta espressamente quanto Pio XI disse agli alpini in Piazza S.Pietro nel 1934 in occasione dell’adunata: “Alpini, un nome che fa subito ripensare alle Alpi, teatro magnifico e sublime delle loro fatiche. Basta attingere alle nostre stesse memorie: quante volte noi li abbiamo incontrati, gli alpini, molti certo anche fra i presenti e i nostri occhi hanno veduto ed ammirato quanto le Alpi ad essi ispirano: coraggio, passione, entusiasmo, calma, perseveranza e, spesso, il ricordo materno, il ricordo della chiesetta del villaggio natìo, il ricordo delle preghiere imparate sulle ginocchia della mamma, un sentimento di vero amor di Dio che forma le forti coscienze e le sostiene nelle più difficili prove.

Si conclude un altro decennio che fu prodromo di un brutto periodo per l’Italia, per l’Europa e il mondo intero: nel 1938 Hitler, il Fuhrer della Germania, aveva invaso l’Austria, nel 1939 annetteva la Cecoslovacchia, invadeva poi la Polonia e scoppiava la seconda guerra mondiale.

TERZO PERIODO 1940 – 1960
Gli ultimi dati del tesseramento sono quelli del 1938: 92.000, e sino al 1947 non si ebbero altri tesseramenti. Nel 1947 gli iscritti furono 13.748.

L’Associazione subì, come una persona fisica, le vicende belliche: si impoveriva perché morivano, nella seconda guerra mondiale, gli alpini che già avevano fatto la prima, morivano i soci ancora intatti di esperienze belliche; nel contempo si arricchiva con tanti alpini alle armi, molti dei quali sarebbero poi affluiti nell’A.N.A.

Nella disumanità della guerra, soltanto l’uomo combattente porta un senso di umanità, con le sue speranze e paure, slanci e desolazioni, impennate e crolli. L’alpino oppose a tutte le sofferenze, alle fatiche, alla disperazione, alla morte, le sue virtù di cittadino: il senso del dovere; la solidarietà; il rispetto dell’onore, proprio quando è più difficile rispettarlo; il gusto di far bene le cose difficili. La storia dei reparti alpini in guerra è storia dell’Associazione, per diritto conquistato sul campo.

Il 25 luglio 1943 il regime fascista si sfascia. Con la liberazione di Roma, l’Associazione riprende l’attività limitata alle province centro-meridionali. Il 13 agosto 1944, assume la carica di Commissario nazionale l’avv. Marcello Soleri, che è anche ministro del Tesoro, segretario è il capitano Giuseppe Giusti di cui resterà la preziosa relazione sull’operato della sede nazionale dal 26 luglio 1943 al 20 ottobre 1946.
L’assemblea nazionale tenutasi a Milano il 20 ottobre 1946, cui era presente anche la sezione di Belluno, approvò il nuovo statuto e nominò l’on. Ivanoe Bonomi a capo il Comitato Centrale provvisorio in attesa dell’assemblea dei delegati che lo confermerà presidente del primo Consiglio Direttivo Nazionale del dopoguerra. Nella stessa seduta il gen. Pietro Zaglio da Belluno venne nominato consigliera nazionale.
Intanto a Belluno la Sezione cominciava a tessere le prime trame per la ripresa di una vita associativa che la guerra aveva travolto e disgregato. Difficile superare le incertezze e i sospetti ma si riuscì a ricucire faticosamente gli strappi della guerra unicamente sotto un simbolo che univa tutti: IL CAPPELLO ALPINO.
Dopo un periodo di commissariamento retto dal maresciallo Giuseppe Rodolfo Mussoi, (promotore di una petizione per la ricostituzione in Belluno del 7° Alpini, facendovi aderire tutti gli Enti di Belluno, Comuni della provincia e della zona pedemontana trevigiana) a fine maggio 1948, presso la sede di via Carrera, l’assemblea generale dei soci elesse il nuovo consiglio e, a presidente onorario, il gen. Pietro Zaglio, a presidente effettivo l’avv. Sen. Agostino D’Incà di cui fu vice Rodolfo Mussoi e, stretti collaboratori, i consiglieri col. Vittorio Lontana e col. Giovanni Luchitta (che nel 1951 verrà eletto presidente e durerà in carica fino al 31 dicembre 1956). I soci erano 1510.
Nel 1951 furono inaugurate le costruzioni del rifugio “7° Reggimento Alpini” e della vicina chiesetta, ai piedi del Monte Schiara. Opere realizzate a tempo di primato, grazie anche al notevole apporto dato dall’8° Alpini e dal Gruppo a.m. Belluno con le salmerie per il trasporto materiali da Case Bortot alla sede della costruzione.
L’11 aprile 1954 fu una giornata memorabile perché “in poche ore fece rivivere un passato lontano e recente, legato alle fasi più salienti della vita militare, vissuta intensamente in pace e in guerra, ricordi che non si cancellano più nel cuore di queste brave e generose genti della montagna”. Così si esprimeva il presidente Giovanni Luchitta riferendosi alla celebrazione della costituzione della nuova Brigata Alpina Cadore e dei suoi Reggimenti 7° Alpini e 6° Artiglieria  Montagna.
Il 1° maggio 1957 iniziò il mandato il nuovo presidente dott. Giacomo Pellegrini con il suo vice Giuseppe Rodolfo Mussoi ed il valido segretario Luigi Perissinotto, Gigi Bartesaghi fungeva da segretario addetto al tesseramento.
Gli anni cinquanta si concludono con un diffuso entusiasmo e un certo spirito di autonomia nelle varie zone, come l’Agordino e l’Alpago; or qua or là, pressoché in ogni Comune, nascono nuovi Gruppi o si ricostituiscono quelli che erano già costituiti prima della guerra. 


QUARTO PERIODO 1961 – 2000

Il 19 marzo 1961 il consiglio direttivo si rinnovava. Il dr. Giacomo Pellegrini, degno successore del ten. Col. Giovanni Luchitta, fu affiancato da due vice presidenti: il col. Vittorio Longana e il cav. Giuseppe Rodolfo Mussoi, segretario fu nominato Luigi Bartesaghi e tesoriere il rag. Amedeo Brigo (già Capitano degli Alpini, che riuscì, con uno stragemma, a porre al sicuro il Museo del 7°, salvandolo dalle depredazioni dei tedeschi). Per cinque anni daranno vita ad un ringiovanito Consiglio Direttivo: Francesco Brigo, Carlo Ghe, Lino Giacometti, Mario Pietriboni, Luigi Perissinotto, Carlo Terribile, Nazzario Sauro Francescon, Angelo Stiletto, Bruno Zanetti e Giovanni Feltrin; revisori dei conti Ives Bortot, Giuseppe Caldart e Bruno Luchitta.
A causa dell’invalidità di guerra ai polmoni del presidente Pellegrini, che gli procura non pochi ricoveri ospedalieri cui vi fece fronte il vicario Mussoi, e per la catastrofe del Vajont, l’assemblea dei soci viene convocata con due anni di ritardo nel 1966. Nel frattempo Mussoi venne eletto anche consigliere nazionale nel 1963 rimanendovi per due mandati (sei anni).
Dell’immane tragedia del Vajont diremo in altro spazio.
Così il 19 marzo 1966 si riunì il nuovo consiglio diretto da Rodolfo Mussoi eletto all’unanimità e nella stessa riunione furono nominati vice presidenti Bruno Zanetti e Giovanni Feltrin, confermati segretario Luigi Bartesaghi e tesoriere Amedeo Brigo. Il consiglio ravvisava l’opportunità che Mario Dell’Eva fungesse da aiuto segretario e viene chiamato Fortunato Zanatta a dar una mano in segreteria.
Nello stesso anno venne organizzato un raduno del btg. Belluno 1915-18, sotto Forcella Bois nel 50° della mina del Castelletto e stampato un libretto commemorativo.
Il 1967 si apre continuando la sottoscrizione nazionale per gli alluvionati del 4 novembre 1966. in gennaio sul Nevegal furono organizzati i Ca.S.T.A. militari e in tale occasione la Sezione venne particolarmente elogiata per l’organizzazione del 1° Campionato nazionale di slalom gigante.
Il 1968 fu dominato dalla manifestazione d’interesse nazionale, il 3° raduno della Divisione Pusteria a Belluno, che coincise anche con la nuova inaugurazione del rifugio “5° Regg. Artiglieria Alpina” sul Visentin. Presenti alle cerimonie del 31 agosto e 1° settembre oltre 5.000 penne nere e tanti bei nomi del secondo conflitto mondiale, come la med.d’oro gen. Emilio Battisti, il col. Aldo Rasero, il col. Lelio Castagna.
Il 1969 vede il rinnovo del consiglio direttivo con la presenza all’assemblea dell’allora vice presidente nazionale Franco Bertagnolli. Alla conferma del presidente Mussoi segue anche quella del vice Bruno Zanetti. Anche Mario Dell’Eva viene nominato vice presidente, segretario sempre Bartesaghi coadiuvato da Flavio Arnoldo.
Il 1971 ricorre il 50° anniversario della Sezione ricordato al Nevegal con un raduno e una gara di staffetta alpina sul percorso Col Faverghera – Col Visentin denominata “Un fiore al Visentin”. Per l’occasione il consiglio della Sezione si fece anche promotore del dono di una carrozzella elettronica ad un disabile.
A ricordo del 50° della Sezione, il comune di Belluno concede l’intitolazione del nuovo Ponte sull’Ardo “Ponte degli Alpini” e nel 1972 agli ingressi del ponte vengono poste due statue, opera di Franco Fiabane, il cui disegno originale è riprodotto anche sul nostro grest.
Il 1972 è l’anno del Centenario del Corpo degli Alpini che si apre con la riedizione dei Ca.S.T.A. sul Nevegal e contemporanea disputa del Campionato Nazionale A.N.A. di slalom gigante affidato all’organizzazione bellunese. Altre manifestazioni: Raid alpinistico, Savona – Trieste – Roma nei mesi di giugno e luglio; Esercitazione alpinistica alle Tre Cime di Lavaredo; Fiaccolata e staffetta da Canale d’Agordo a Venezia, via Belluno; Trofeo Carlo Calbo gara di corsa in montagna; Inaugurazione delle due statue de “L’Alpino”, opera di Franco Fiatane, volute dal sindaco dott. Pietro Zanchetta e scoperte il 4 novembre 1972.
1973 – La sede Nazionale dell’A.N.A. assegnò a Belluno il Campionato nazionale di fondo che venne disputato a Falcade il 24 e 25 febbraio.
1975 – Inizia la ristrutturazione (la prima) dell’Esercito Italiano e quindi anche delle Truppe Alpine. Il presidente Bertagnolli (appena succeduto a Ugo Merlin deceduto in un tragico incidente) lancia l’allarme convocando a Milano un’assemblea straordinaria (26 gennaio), si parlava già di soppressione di molti reparti alpini. L’A.N.A. scuote l’opinione pubblica, purtroppo il solco è aperto. Vengono soppressi i Reggimenti, restano i tre Battaglioni Belluno, Feltre e Pieve di Cadore alle dipendenze della Brigata.
1976 -  Un anno eccezionale. In maggio il terrificante terremoto in Friuli. Il presidente Bertagnolli lancia la proposta: mandiamo volontari alpini. Alle prime titubanze e dubbi gli alpini risposero in massa; furono attivati n. 11 cantieri, a noi toccò il 2° di Attimis; si avvicendarono in turni settimanali 118 volontari che ripararono 120 case; nella sottoscrizione raccogliemmo 10.640.000 lire .
Il 18 luglio, al Nevegal, si disputò il campionato nazionale di corsa in montagna, con la nostra organizzazione.
La presidenza nazionale aderì alla raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per il voto degli emigranti all’estero. Nonostante il sapore politico fu trovata piena fiducia della gente: la nostra meta erano 2000 firme e ne raccogliemmo 3899, in campo nazionale il “quorum” era 50.000 firme e ne raccogliemmo 215.559! La legge andò in porto solo nel 2000 e stiamo ancora aspettando il regolamento attuativo.
1977 – Sono stati rimessi in piedi i cantieri in Friuli. Corrono voci sulla soppressione della Brigata Cadore.
1978 – All’assemblea nazionale di Milano, Bruno Zanetti viene eletto consigliere nazionale che Bertagnolli incarica subito a segretario del consiglio.
1980 – In  novembre si verificò un disastroso terremoto in Irpinia e Campania, la nostra sezione raccoglierà circa 17 milioni per la sottoscrizione indetta dalla sede nazionale e invierà alcuni volontari.
1981 – La sede nazionale assegnò il premio di Fedeltà alla Montagna alla Cooperativa Allevatori di Livinallongo.
1983 – Il 28 maggio il consiglio della sezione, alla presenza di don Gigetto De Bortoli, aderisce come socio fondatore alla costituzione del Centro Italiano di Solidarietà (Ce.I.S.). L’11 giugno, in piazza dei Martiri si schiera il Battaglione Belluno per il giuramento solenne delle reclute ed il conferimento della cittadinanza onoraria alla “Cadore”.
1984 – 11 marzo, assemblea sezionale e votazioni per il rinnovo del consiglio direttivo. Nella successiva riunione del 24 marzo Rodolfo Mussoi ebbe l’unanime ennesima conferma a presidente,  la nomina a vice presidenti di Bruno Zanetti, Giovanni Sartori e Cesare Poncato; Mario Dell’Eva assunse in pieno l’incarico di segretario.
Il 27-28 ottobre la Prefettura e la Brigata promuovono una esercitazione di protezione civile con la partecipazione di volontari della Sezione.
Il 15 dicembre 1987, dopo un ricovero ospedaliero, a 82 anni, muore il Presidentissimo Giuseppe Rodolfo Mussoi, accompagnato al cimitero di Cusighe (Belluno) da una selva di gagliardetti e vessilli di Sezione, autorità civili, militari (presente un picchetto armato) e tanta, tanta gente.
Ci ha lasciato una fotografia con una dedica: “Carissimi alpini, vi lascio una preziosa eredità: la Sezione Alpini di Belluno, abbiatene cura”.
1988 – Il 6 marzo, all’assemblea annuale, il consiglio direttivo, nominato l’anno precedente, rimaneva in carica designando Bruno Zanetti presidente con l’anzianità di Mussoi, cioè per due anni.
Nel 1990 il tesseramento si chiude con il superamento di 7000 soci ordinari.
1991 – In ricordo del 70° anniversario della costituzione della Sezione, la presidenza, con il Comitato d’Intesa e al Centro Studi Prisma, realizza un’idea che riscuoterà vasta eco ed apprezzamento per la sistemazione di dieci sentieri adatti ai disabili nella conca dell’Alpago. L’iniziativa aveva previsto, oltre alla costruzione di capannine in legno attrezzate per la sosta anche la pubblicazione di migliaia di opuscoli con tutte le indicazioni, caratteristiche, altimetrie, grado di difficoltà, notizie della zona ed habitat faunistico e vegetativo; l’edizione è stata curata dal vice presidente Cesare Poncato.
1992 – L’avvenimento principale dell’anno fu la concessione del Premio di Fedeltà alla montagna alla Cooperativa Agricola “Bassan” di Borsoi d’Alpago. La cooperativa era presieduta da Rolando Lavina che era anche il capogruppo Alpini di quella località.
La consegna del premio venne fatta dal presidente nazionale Leonardo Caprioli che contestualmente inaugurò anche la nuova sede del Gruppo.
Iniziava la meravigliosa avventura in terra di Russia “Operazione Sorriso” per la costruzione di un asilo a Rossosch. Per tali lavori, membro della commissione fu anche il consigliere nazionale Cesare Poncato e vi parteciparono anche numerosi volontari della nostra Sezione.
Continuano le iniziative per la difesa della “Cadore” ed il comitato bellunese chiese invano di poter avere un colloquio con il Ministro della difesa Andò. Dopo dieci anni di apprezzata attività, le squadre antincendio boschivo di Mel, Trichina e Limana festeggiarono l’anniversario di costituzione.
1993 – Per l’adunata di Bari il gruppo di Mel (Renato Menel) organizzò una tradotta con la partecipazione di oltre mille alpini. A Belluno venne inaugurato il monumento al mulo opera di Massimo Facchin per iniziativa degli artiglieri. Finalmente, dopo anni di chiusura, viene riaperto il rifugio del Visentin con una nuova gestione.
1994 – Siamo a 7.500 soci e si costituisce il 43° gruppo, quello di Frassenè Agordino. Ad Agordo viene consegnato l’Agordino d’Oro alla Brigata Alpina Cadore. Intanto viene soppresso il Distretto Militare. In novembre  una devastante alluvione colpisce il Piemonte e anche molti volontari della Sezione partecipano ad Asti e Canelli all’opera di soccorso e sgombero.
1995 – Finalmente abbiamo una sede nostra, in via Tasso proprio in locali dell’ex Distretto Militare.
1996 – Zanetti lascia la presidenza e non si ricandida, gli subentra Mario Dell’Eva affiancato dai vice Cesare Poncato e FrancoPatriarca. Altro richiesto intervento di protezione civile in Versilia – Toscana. 60 volontari partirono coordinati da Orazio D’Incà per le zone devastate.
1997 – 10 gennaio, mattina gelida, giorno triste; i reparti in armi sono schierati di fronte alle proprie bandiere, al labaro nazionale, ai gonfaloni dei comuni e ai gagliardetti listati a lutto, ai tanti alpini con il cuore gonfio: in piazza dei Martiri, là dove era nata nel 1954, si svolge il “funerale” della gloriosa BRIGATA ALPINA CADORE. Il Capo di S.M. Esercito Incisa di Camerana ha l’ingrato compito di chiudere la prestigiosa formazione e di consegnare la bandiera del 7° Alpini al Battaglione Feltre e inviare quella del 6° Montagna al museo dell’Altare della Patria a Roma.
In aprile ha luogo una grande esercitazione triveneta di protezione civile “Piave 97” che vede la partecipazione di 22 sezioni, 1231 volontari alpini, 150 mezzi utilizzati, 30 cantieri di lavoro in 8 comuni della val Belluna, 14270 ore di lavoro e 2500 quintali di legna tagliata e accatastata.
Pochi mesi dopo l’esercitazione, la sezione è di nuovo operativa per il terremoto Umbria – Marche. In turni successivi vengono impiegati 100 volontari per un totale di 648 giornate a Rasiglia, Foligno, Ponte S.Lucia, Scopoli, Casale, Case Nove, Cifo e Ferrone. Significativo l’apprezzamento del sindaco di Foligno: “La collaborazione dei volontari dell’A.N.A. ha avuto anche importantissimi risvolti sociali, in quanto rappresenta la solidarietà di una associazione di grande rilevanza ed organizzazione e, soprattutto, proveniente da altre regioni, ma sempre sotto il segno del Tricolore.
1999 – Dell’Eva lascia la presidenza e non si ricandida; il nuovo consiglio nomina presidente Franco Patriarca e vice Arrigo Cadore, Angelo Dal Borgo e Cesare Poncato. In aprile un altro intervento impegnativo delle squadre di protezione civile, addirittura oltremare, a Kukes in Albania, a prestar opera di soccorso ai profughi del vicino Kossovo. 60 volontari si dichiararono pronti alla partenza per una missione che rivelò poi anche un certo pericolo.
Viene organizzato il primo memorabile raduno dei reduci della “Brigata Alpina Cadore” che il 19 settembre sfileranno (non meno di 5.000)  dietro i cartelli indicanti ogni reparto, dalla piazza del Polisportivo, per il ponte Nuovo e piazza dei Martiri con scioglimento in piazza della stazione, davanti al comandante delle Truppe Alpine gen. Pasquale De Salvia, autorità, sindaci e vecchi comandanti della Brigata.
2000 – Ennesimo impegno di protezione civile: Dordogna in Francia in una zona devastata da un violentissimo uragano e il nostro intervento venne richiesto dal Governo francese a quello italiano, che riconosce la nostra validità “solo nel momento del bisogno”. Una squadra di specialisti è stata inviata con quelle di altre sezioni che hanno riscosso l’ammirazione ed il plauso delle autorità locali.
Ricorre il centenario del rifugio Visentin inaugurato nel 1900 ma ricostruito sui ruderi del primo rifugio Budden distrutto nel 1917 dopo la ritirata di Caporetto, nel 1938-40 sorse il rifugio “5 Reggimento Artiglieria Alpina”.
A nulla valse anche una dimostrazione a Roma dei 4000 gruppi A.N.A., ma la nuova legge sul reclutamento ha soppresso la leva obbligatoria.
L’anno si chiude, purtroppo, con un altro intervento operativo di protezione civile: 106 volontari sono stati impegnati nell’alluvione che ha colpito nuovamente l’alto Piemonte e la Val D’Aosta; ma contemporaneamente anche le nostre zone subiscono danni per frane e smottamenti e non si contano i nostri volontari impiegati in Alpago, Agordino e Zoldano, in nobile slancio altruistico.
 
Mario Dell’Eva terminava il suo testo “La Sezione Alpini di Belluno oltre il duemila – ottant’anni di vita, ottant’anni di impegno” con queste parole:
 
E’ giunto il momento per esaminare quanto fatto e sento di poter dire: indipendentemente da quanto dirà il lettore, “ai posteri l’ardua sentenza”, che sono contento e non per soddisfazione personale, ma per aver dato alla “mia” Sezione il film dei suoi ottant’anni.
Ad altri il compito di scrivere la storia degli ultimi vent’anni quando sarà ora del centenario, perché LA SEZIONE VA OLTRE IL 2000!
 
Mi sento in dovere di esternare un grazie affettuoso a Mario Dell’Eva per tutto quello che ci ha  donato. Con lui ho convissuto tanti anni di vita Alpina, gli ho fatto anche da vice presidente e prima, con lui, anche a Mussoi e a Zanetti. Abbiamo condiviso molte soddisfazioni… qualche amarezza l’abbiamo lasciata subito alle spalle perché consapevoli di dover adempiere al desiderio di Mussoi che lasciando in eredità la Sezione ci spronava ad averne sempre cura. Cesare Poncato
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