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24/05/2010
 
Albino Peterle a Roma
In ricordo del nostro Santo Padre Giovanni Paolo II

Come ben tutti sanno, anche gli Alpini della Protezione Civile sono stati chiamati a Roma in occasione dei funerali del Santo Pontefice Giovanni Paolo II.
Del Gruppo di Farra è sceso nella capitale Peterle Albino, che nelle righe che seguono ci ha voluto esprimere le sensazioni che lo hanno pervaso in quelle “calde” giornate romane.
 
Tutto è cominciato sabato 2 aprile, mentre la televisione teneva aggiornato il mondo sulle condizioni del Santo Padre Giovanni Paolo II, alle ore 18.00 il mio capo squadra mi comunica che c’è l’eventualità dell’impiego della Protezione Civile a Roma nel caso in cui il Papa dovesse venire a mancare.
 
Mi assale uno stato d’ansia, ma sono convinto che il Papa ce la farà anche questa volta, purtroppo non è così e alle 21.35 i media comunicano al mondo che sua Santità è morto.
 
I primi volontari della P.C. A.N.A. della Sez. di Belluno partono la notte stessa, un secondo gruppo, di cui faccio parte anch’io, domenica mattina, altri partiranno nelle giornate successive.
 
Arriviamo a Roma senza trovare troppo traffico in autostrada e questo ci pare strano, la nostra destinazione finale è Castel di Porto a 30 Km da Roma, il centro operativo della P.C. Nazionale. Oltre ai gruppi dell’A.N.A. di tutta Italia ci sono moltissime altre associazioni di volontariato appartenenti alla P.C.. nei primi due giorni montiamo il campo con le relative tende e strutture logistiche, mentre arrivano sempre nuovi volontari. Ci viene poi spiegato che il nostro compito è di assistere i pellegrini con informazioni, bevande per chi aspetta di vedere il Papa e confortarli durante le lunghe ore di attesa.
 
Martedì sera usciamo dal campo base e ci rechiamo alla stazione Termini per l’accoglienza dei pellegrini durante tutta la notte, e vedo mamme con bambini, persone anziane, giovani che provengono da tutto il mondo e, parlando con loro scopro che hanno fatto anche 12 ore di fila per vedere il Papa e adesso se ne stanno qui in stazione con una temperatura non proprio primaverile, stanchi ma contenti di aver potuto salutare la salma del Pontefice. Sicuramente una grossa prova di affetto che resterà nella memoria e nel cuore è avvenuta giovedì sera quando noi alpini eravamo in una strada laterale che sfocia in via della Conciliazione dove migliaia di persone aspettavano composte in fila. Verso le 18.30 le strade laterali sono chiuse per predisporre i preparativi del funerale che si sarebbe tenuto il giorno successivo e migliaia di persone rimangono fuori da piazza S. Pietro senza poter quindi rendere omaggio al Santo Padre; è qui che mi è venuto un nodo alla gola, vedevo adulti, bambini che cominciavano a piangere perché non potevano dare l’ultimo saluto al Pontefice.
 
Queste persone venivano per lo più dalla Polonia, ma c’erano spagnoli, inglesi, italiani, erano rappresentate tutte le nazioni e pensando ai chilometri ed ai sacrifici fatti non si poteva restare indifferenti, ad un certo punto si è passati dal pianto alla preghiera ed insieme a loro abbiamo recitato il rosario ognuno nella propria lingua, i più giovani hanno cominciato a cantare con un tal entusiasmo che ti coinvolgeva e benché le lingue fossero diverse si capivano. Anche noi alpini con quello spirito di accoglienza e fratellanza che ci contraddistingue abbiamo cominciato a conversare con i pellegrini, all’inizio non ci capivamo, ma dopo alcuni tentativi noi parlavamo italiano, dall’altra parte in polacco e c’intendavamo!
 
Ancora adesso non so spiegarmelo. Così facendo dai visi si vedono dei timidi sorrisi, e ci sentiamo un pò sollevati per aver portato quel poco conforto a queste persone venute da lontano.
Venerdì è stato il giorno dell’addio al Pontefice. Nel pomeriggio ci avevano collocati alla stazione Termini – che dicono cambierà in Giovanni Paolo II – per assistere nel rientro i pellegrini verso le loro città. Non erano tristi, forse sapevano che il Papa sarà sempre con noi e ci aiuterà da lassù.
 
Tutti i volontari hanno dato il loro meglio, noi alpini abbiamo salutato un amico che come noi condivideva la passione per le nostre montagne ed i valori di pace e fratellanza.
 
Come volontario sono orgoglioso e felice di aver partecipato a questo avvenimento con il mio piccolo contributo; un grazie va a tutti i volontari ed alle organizzazioni che con il loro operato e lo spirito di abnegazione hanno fatto in modo che tutto andasse bene.
 
Alpino Peterle Albino   
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