Giovanni Lucchitta
GIOVANNI LUCCHITTA
Il presidente della ricostruzione
 
 
Il col. Giovanni Lucchitta è ricordato come un valoroso ufficiale e un presidente capace, che si dedicò per riorganizzare la Sezione di Belluno, dopo la ingarbugliata gestione dell’immediato dopo guerra e la breve parentesi dell’avv. Agostino D’Incà.
Egli era nato a Cividale del Friuli il 26 luglio 1894, aveva conseguito la licenza tecnica (ragioneria) e nell’aprile del 1914  venne chiamato alle armi e smise la divisa militare il 16 giugno 1945, dopo 31 anni di ininterrotto servizio, per raggiunti limiti di età. I sui alpini hanno detto di lui che “Era un ufficiale che sapeva il suo –mestiere-, retto, inflessibile, ma giusto”.
Nella prima guerra mondiale combattè col Battaglione Monte Berico del 6° Alpini e per un fatto d’arme sul monte Pasubio, con questa motivazione, gli venne concessa la medaglia di bronzo al v.m.

“Comandante di una sezione mitragliatrici, rimasto isolato in una caverna fuori della nostra linea, per non essergli pervenuto l’ordine di ripiegamento impartito nella notte ai reparti avanzati anziché approfittare della fitta nebbia per portarsi al sicuro, inviava a chiedere ordini e predisporre intanto, con virile fermezza, gli animi dei suoi alla difesa ad oltranza, dando esempio di disciplina e coraggio. Monte Pasubio, 16 settembre 1916”.
Alla rotta di Caporetto venne fatto prigioniero dopo accanito combattimento. Dopo la guerra, nel 1919, venne mandato in Libia per circa tre anni. Intanto la carriera continuava e nel 1937 venne promosso maggiore e destinato al 7° Alpini, dove ricoprì il delicato incarico di aiutante maggiore in prima. Fu promosso tenente colonnello nel 1940, comandò il “Belluno” dal 1941 al 1943 e durante questa campagna di guerra meritò la medaglia d’argento al v.m. con la motivazione: 

“Caduto sul campo il proprio colonnello (il col. Rodolfo Psaro comandate del 7°) assumeva in momento difficile il comando del Reggimento. Ripetutamente sulle linee tra i suoi fanti con serenità, coraggio, energia e capacità operativa, dava anima ad una tenace resistenza. Nella notte, con pochi elementi, proteggeva il ripiegamento di due battaglioni fortemente premuti da forze superiori e successivamente guidava con perizia il Reggimento su nuove posizioni, ove, per venti giorni, respingeva valorosamente tutti gli attacchi avversari. Gallina da Qafe-Carevoda (fronte Greco) 6 – 24 dicembre 1940”.
 
Cavaliere ufficiale della Corona d’Italia.
Croce d’oro per anzianità di servizio.
Medaglia d’argento al merito per lungo comando di reparto.
Presidente della Sezione Alpini di Belluno dal 1951 (dopo che ne era stato vice presidente) al 1956.
Morì il 18 dicembre 1960 a soli 66 anni.
 
Una testimonianza: Rinaldo Gozzi di Covo (Bergamo) 17 marzo 1944
“… purtroppo in questi tempi non vale tanto l’aver fatto il proprio dovere, aver, come Lei, tante volte rischiato la vita, sofferto tanti sacrifici; c’è tanto odio nel mondo, c’è tanta sete di sangue, tanto deviamento spirituale, che anche la bontà spesse volte non è protezione contro i malvagi. Circa Lei mi sento tranquillo perché so quanto Ella fosse amato da tutti.
Era proprio una famiglia la nostra, guidata e retta da un buon papà come era Lei. Non per nulla tutti i ragazzi la chiamano “papà Luchitta”…”.
 
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